Sono mesi che vivo nell’attesa.
Prima di tornare a casa, poi di riandarmene. Me la sono organizzata bene l’attesa,
però. Ho riordinato i miei libri e pure i miei vestiti, almeno due volte. Ho
fatto addirittura il cambio di stagione. Chemmenefarò, ancora non ho capito. Ma
a me piace così.
Nel frattempo ho provato a fare
un sunto.
Nell’ultimo anno-e qualcosa ho:
Bevuto tè e birra con mezza Europa. E
stento a trarne le conclusioni
Preso treni per mezza Europa. Mi hanno
conciliato il sonno e le paranoie
Mangiato. Molto bene o molto male. Ma
comunque molto
Fatto e rifatto le valigie. Erano sempre
troppo pesanti
Fatto shopping. Vedi sopra
Fatto foto. Con la fotocamera del d i p l o m a
Coltivato passioni clandestine. Almeno
due
Condiviso letti e confidenze. Acqua in
bocca
Ballato. Sopra i tavoli o a piedi nudi
Letto più blog che libri. E non me ne
compiaccio
Seduta dal dottore, per sdrammatizzare sulla natura del veleno che stava per essermi iniettato, ho riordinato le riviste. Una cosa con cui non riesco proprio a convivere è il caos intorno a me. Perché non concepisco alcuna attesa che prenda le sembianze di precarietà.


